Emily Brontë si fa partecipazione simbolica. Avrebbe continuato a scrivere la storia di Hareton e Caty

Emily-Bronte-partecipazione-simbolica-storia
Pierfranco Bruni
ROMA - Emily Brontë e “Cime tempestose” a 170 dalla pubblicazione. Mentre si verso il bicentenario della scrittrice. Emily Brontë (nata a Thornton il  30 luglio 1818 e morte a Haworth il 19 dicembre del 1848) pubblica Cime tempestose (ovvero Wuthering Heights) il 1847. L’anno prima aveva pubblicato, insieme alle sorelle Anne e Charlotte, un libro di poesie usando pseudonimi maschili.

Era nata a Thornton nel 1818. La morte, avvenuta per tisi, la colse, all’età di trent’anni, nel 1848. Lo stesso anno, tre mesi prima, muore il fratello, l’amato fratello di nome Branwell, mentre l’anno successivo muore la sorella Anne e nel 1855 Charlotte. Tutto questo per dire come la vita di Emily Bronte cammina su un filo tragico il quale condizionerà tutta la famiglia.

E nel suo unico romanzo, appunto Cime tempestose, se pur non rispecchiando, come dato rappresentativo di una realtà, la sua biografia, i simboli della tragedia e del dolore sono dominati e il più delle volte è difficile separare il bisogno di raccontare una storia, con i suoi diversi intrecci, attraversata dalla nostalgia e dalla solitudine. Emily vive un’infanzia attraversata dalla nostalgia e dalla solitudine. L’unico svago è la lettura. In un paesaggio straordinario, quale era quello delle brughiere selvagge (si pensi a i Moors che costituiranno lo scenario fondamentale di Cime tempestose), la solitudine campeggia. Emily come d’altronde le sorelle (Charlotte pubblicherà romanzi che avranno un particolare successo) trova una sua salvezza, o come si suole dire una uscita di sicurezza, nella fantasia. Ma la loro, quella di Emily e delle sorelle, è una fantasia che si impasta sempre (o quasi sempre) con una dimensione reale : due poli importanti che domineranno la struttura narrativa di Cime tempestose.

Tra la fantasia e la realtà si inserisce, ed è evidente nel romanzo in questione, la nostalgia. Ma la nostalgia è una componente della sua vita privata. Infatti, Emily appena si allontana dalla sua casa, dalle sue brughiere viene colta da una forte nostalgia che la costringe a ritornare immediatamente. La lontananza della casa: come sofferenza, come distacco, come senso di perdita. In Cime tempestose la nostalgia del personaggio centrale si fonde con il sentimento di morte, che attraversa sì tutto il romanzo, ma attraversa la vita stessa della scrittrice.

I temi della sua ricerca letteraria, e se si vuole del suo impegno nella scrittura, sono i temi cari alla sua quotidianità, sono i temi cari  del suo essere nella vita. La solitudine , la fantasia, la nostalgia, la morte sono i poli intorno ai quali si muove lo schema -  simbolo  del romanzo. Accanto a questi si pone una forte affermazione della componente onirica: ovvero del sogno. Il sogno, allora, come trasposizione di un avvenimento che la scrittrice vive solo per sé, ma qui diventa legame e quindi partecipazione con il corpus del romanzo. La casa per Emily Brontë costituisce l’infanzia, la sua cara infanzia delle brughiere, ma l’infanzia viene ad essere vissuta come sogno e nel romanzo la casa diventa depositaria sì di sogni e di memorie, ma anche un nido di intrighi e di cocenti dolori.

È, in altri termini, la riconciliazione della famiglia, ma nello stesso tempo è la famiglia che si spacca e crea angosce e terribili rancori. E tutta la storia che si narra in Cime tempestose può essere considerata una chiave di lettura, come già si diceva, del destino di una famiglia: la famiglia Brontë. 

E non va dimenticata, in questo contesto, la fine di Branwel, il fratello coccolato da tutti, che dopo vari tentativi di raggiungere il successo cade in un delirio, che lo porterà alla morte, causata dai vizi: l’oppio e l’alcol. Tutto ciò ha ragione di esistere, soprattutto, perché Cime tempestose è l’unico romanzo, in un periodo particolare della letteratura inglese, di una scrittrice morta giovanissima, in cui tutto viene dall’interno e viene concepito come se fosse un viaggio rivelatore.

Cime tempestose. Già il titolo presenta connivenze con il mondo della scrittrice. Si tratta del nome di una casa. Questa casa, come si legge nel romanzo, è situata in alto tra le brughiere (ma questa casa è la trasposizione di quella della scrittrice). Nella narrazione amore e odio vengono portati al limite massimo. Ci sono personaggi protagonisti (meglio centrali) come Heathcliff e Catherine e personaggi che sembrano restare in ombra, ma che alla fine contribuiscono a svelare quei piccoli segreti che ravvivono la narrazione stessa. La narrazione è affidata ad una vecchia domestica, che si intrattiene a sminuzzare la storia. Una storia di personaggi e di ambienti e tra gli ambienti vanno collocate le due case nelle quali si svolge la vicenda: quella di Wuthering Heights e quella di Thrushcross Grange.

Heathcliff (il personaggio centrale) è figlio di ignoti e viene allevato e portato in famiglia da Earnshaw. Ma alla morte di Earnshaw Hindley (figlio naturale) persegue terribilmente Heatcliff, il quale, di carattere fiero, stringe amicizia con Catherine, sorella di Hindley, tanto da innamorarsene. 

Catherine invece non corrisponde l’affetto di Heathcliff, il quale, dopo aver ascoltato dalla voce di lei, che mai si sarebbe sposata scendendo così in bassa da vivere con un trovatello, fugge. Qualche anno dopo ritorna, ricco e più esuberante di prima, ma trova Catherine già sposata con Edgar Linton. 

E qui potrebbe finire la prima parte del romanzo se avesse delle parti, ma la storia si snocciola, attraverso una struttura lineare, grazie ai XXXIV capitoli.

A questo punto inizia la vendetta di Hearcliff. Sposa Isabella, la sorella di Linton ma circuisce continuamente Catherine. Isabella subisce maltrattamenti e violenze dal marito mentre la passione di Hearcliff per Catherine diventa assillante. Catherine appena data alla luce una bambina muore. Nello stesso tempo Hearcliff minacce con brutture anche il figlio di Hindley di nome Hareton dopo aver soggiogato lo stesso Hindley. Il suo scopo è quello di distruggere le due famiglie: quella Earnshaw e quella Linton, ma non riesce fino in fondo a concretizzare il suo progetto. Un odio terribile si è impossessato di Heatcliff.

Un odio che gli rende invivibile la vita tanto da prostrarlo e di condurlo in fin di vita. Così muore, e l’ultimo capitolo racconta la sua fine in una atmosfera pregna di significati e di valori, che si richiamano alla consapevolezza del dolore, e forse anche dal bisogno di riconciliazione. La morte di Heatcliff segna, comunque, una nuova fase in cui ritorna la felicità. Infatti Hareton e Caty, la figlioletta di Catherine, apriranno una nuova stagione fatta di gioia e di felicità.

Il finale del romanzo ha, certamente, un colpo di scena (come si usa dire) ma una simile conclusione quasi si aspettava dopo un itinerario vissuto con molta fatica e sospeso sulla corda di un angoscia terrificante. Resta un romanzo fondamentale che ha una profonda venatura psicologica. Lo scavo dei personaggi è di più della rappresentazione degli ambienti che si mostrano con la loro chiarezza e con una sicura definizione.

Il romanzo porta due date. Il 1801 con la quale data si dà inizio alla vicenda e il 1802. Da qui comincia il XXXII capitolo. Cime tempestose ovvero Wuthering Heights è il nome della dimora del signor Heathcliff. Emily Brontë dà dei profili precisi dei personaggi. Si prende come esempio quello di Heatcliff. Così la scrittrice evidenzia: “Nell’aspetto è uno zingaro dalla pelle bruna, nell’abito e nei modi un gentiluomo – cioè gentiluomo quando possono esserlo molti signori di campagna: piuttosto sciatto, forse, e tuttavia non fuori posto nella sua trascuratezza, perché ha bella figura diritta, ed è alquanto sdegnoso”.

Si parlava anche, precedentemente, dell’ultimo capitolo. Qui emerge la consapevolezza della pietà umana e ad offrirla è Hareton. Una pagina molto bella ed è di grande significato. C’è un passaggio in cui si legge: “Ma il povero Hareton, quello a cui era stato fatto il più gran torto, fu l’unico che davvero sofferse molto. Rimase tutta la notte accanto alla salma, piangendo amaramente.. ne stringeva le mani, ne baciava il feroce volto selvaggio, che tutti gli altri evitavano persino di guardare, e piangeva con quel profondo dolore che scaturisce naturalmente da un cuore generoso, foss’anche forte come acciaio temprato”. Hareton si riferisce, come si capisce, a Heathcliff.

Il dato umano che si evidenzia è significativo per una scrittrice, che ha fatto della sua vita un viaggio alla ricerca dell’equilibrio, dell’armonia, pur vivendo tra le pieghe del dolore e della solitudine.

Hearcliff nasce con una difficile condizione da abbattere. Come abbiamo visto è un trovatello. Viene accolto, ma poi viene bistrattato. Questa è la molla che fa scattare un risentimento  ingiustificato e che porterà gravissime conseguenze. Emily Bronte costruisce atmosfere, personaggi, identità e inserisce il tutto in un contesto geografico a lei, come già si è detto, molto caro. Le brughiere, appunto, alla fine restano la realtà e il simbolo. I personaggi sono accompagnati dalla forte emotività, che vive all’interno del romanzo, nel quale la descrizione ( o meglio ancora la ricostruzione) e l’analisi dei personaggi fanno tutt’uno. C’è l’intuizione di fondo di alcuni grandi valori e tra questi la solidarietà e la pietà. Il personaggio di Hareton ha questa chiave interpretativa.

È insomma un personaggio  positivo che si contrappone, indubbiamente, alla negatività di Haethcliff.

E da questo punto di vista il romanzo alla fine fa primeggiare il bisogno di umanità, che si riscontra, appunto,  in un personaggio che più degli altri era stato costretto a subire e a vivere le difficoltà di una intera famiglia.

Hareton e Caty sono i discendenti, se così si può dire, di una nuova stagione che il romanzo propone nella sua chiusura, ma vogliono significare una apertura verso quei valori conquistati o ritrovati.

Con la morte Heathcliff è sconfitto dal male. Hareton è la risposta al male, ma il bene viene ad essere apprezzato soltanto se si ha una forte consapevolezza del suo opposto. L’inizio amorale del romanzo ha, certamente, una conclusione marcatamente morale. E nel finale c’è tutto il pensiero di Emily Brontë, che abbandona la descrizione, la quale si fa partecipazione simbolica. Certamente se fosse vissuta avrebbe continuato a scrivere la storia di Hareton e Caty, forse una storia diversa al di là delle brughiere, e come scenario una nostalgia indelebile tessuta sul filo dei ricordi, con nuove avventure e nuovi personaggi in un gioco di intrecci tra realtà e fantasia, tra vita vissuta nella quotidianità e vita sognata.

Commenti